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Uno spazio per conoscere e interrogarsi

Le classi seconde in visita a Memo4345 a Borgo San Dalmazzo

Le classi seconde Elettro, Estetica, Meccanica industriale e Termoidraulica, sono andate a Borgo San Dalmazzo a visitare Memo4345.

Situato – non a caso – nei pressi della stazione ferroviaria, nei locali di una chiesa sconsacrata, Memo4345 è un museo. Anzi, è una testimonianza. Anzi no, è un’esposizione. Forse è tutte e tre le cose, è difficile dirlo con sicurezza. Si va come si andrebbe a visitare un museo. Ma è un luogo che non si mette in mostra e basta. Si mette in mostra per parlarci. E allora è una testimonianza. Ma è una testimonianza che fa vedere, come un’esposizione.

Racconta degli ebrei scappati dalla Provenza verso un’Italia che videro come una terra di rifugio. Per qualcuno fu la salvezza, ma per la maggior parte di loro si aprirono le porte dei carri merci avviati ai campi di sterminio nazisti.

Memo4345 è tutto questo, ma è soprattutto uno spazio per “conoscere, capire, ricordare e interrogarsi”.

Ricordare cosa? La risposta è nel nome del sito stesso: Memoria 43-45, è difficile sbagliarsi. Sappiamo cosa è accaduto: prima, durante e dopo quel tragico triennio del secolo scorso. E sappiamo anche di non doverlo dimenticare, visto che l’ombra pesante della guerra ci sta passando vicino. Le persone che hanno conosciuto la guerra nella loro vita sono sempre di meno e il pericolo di dimenticare l’orrore del passato diventa sempre più attuale. Ma le vicende della guerra bisognerebbe ricordarle sempre: dovrebbero essere incise come cicatrici nella memoria degli esseri umani affinché tutti capiscano cosa è stato e cosa non dovrebbe essere più. La storia, oltre che maestra di vita, ha da essere un’interrogazione infaticabile sui perché. Solo se il passato è memoria, il presente diventa consapevolezza.

Per gli  elettricisti e le estetiste la stessa giornata è stata occasione di un’interessante lezione itinerante dell’esperto prof. Gigi Garelli – direttore dell’Istituto Storico della Resistenza di Cuneo – nelle vie della città alla scoperta dei luoghi significativi per la resistenza al nazifascismo. Affinché, come disse il poeta, meditiamo “che questo è stato” e lo portiamo questa cicatrice stando in casa, andando per via, coricandoci, alzandoci. 

Tutto questo è stato, ma forse ce lo stiamo dimenticando.